lunedì 15 giugno 2015

Lunedì di recensioni: Gli ingredienti segreti dell'amore, di Nicolas Barreau

Se Parigi avesse un suono, ricorderebbe il tramestio confuso di pentole e tegami. Se un abito fasciasse la silhouette metropolitana del suo profilo cittadino, una stoffa a quadri, bianca e rossa, ne vestirebbe la falcata. Se avesse un profumo, l’aroma di cannella, melagrane e timo, arance rosse e zucchero vanigliato, saprebbe ridestare le narici addormentate dei passanti lungo rue Princesse, lontano dalla folla e dai tumulti di boulevard Saint-Germain. Se fosse un bacio, il sapore intenso del gateaux au chocolat solleticherebbe, sensuale, i palati più esigenti. Se Parigi avesse un nome diverso da Parigi, si chiamerebbe Le Temps des cerises.

Aurélie Bredin colleziona pensieri, come istantanee di vita fotografate con gli occhi. Fuggevoli conversazioni rubate, ascoltate tra i tavoli di un ristorante fuori mano, con una storia da raccogliere a piene mani. Voli pindarici montati in sequenza: “I segreti e le stanze d’albergo; la luce tra le foglie degli alberi; il tempo quando si ferma”. Idee traslate in parole. Parole che sono farfalle, tocchi di limpidissima eternità: memorie, ricordi, citazioni e postille annotate, con cura, sulla carta da parati della sua stanza.

Aurélie combatte la tristezza di quei giorni che nascono sbagliati, con mughetti di rose, ortensie e glicini. Perché “i fiori" – racconta – "segnano l’inizio di un nuovo ordine, un ordine che resta perfetto qualunque cosa accada”. Ha un abito verde che le porta fortuna; un cappotto rosso a ricordare come un tradimento cocente possa mutare nell’ abbraccio affettuoso di un’amica sincera; il cuore spezzato da una lettera codarda: “Ho incontrato la donna della mia vita. Mi spiace sia capitato proprio adesso, ma tanto prima o poi sarebbe successo. Abbi cura di te, Claude.”

Farina, uova, burro e vaniglia marciano, compatti, lungo il fronte di liberazione dei sogni. Da bambina – tra il profumo della crème brulée, e con indosso l’uniforme della scuola – Aurélie leggeva, incantata, una piccola targa e la sua profetica scritta: “I libri di cucina hanno l’unico e inequivocabile scopo di accrescere la felicità del genere umano”. Da grande, è diventata uno chef di assoluto talento.

Mademoiselle Bredin ha un poliziotto zelante che le sta alle calcagna; un ombrello celeste, a pois bianchi, con il manico a forma di testa d’anatra e chiari istinti suicidi; una libreria, in cui tutto inizia e a cui tutto torna. “Sta cercando qualcosa in particolare?” – “Un uomo che mi ami davvero”.

In un piovoso pomeriggio di Novembre, per incanto e per disperazione, acquista un libro che recita così: “La storia che sto per raccontare inizia con un sorriso e finisce in un piccolo ristorante dal nome promettente, Le Temps des cerises. Si trova a Saint-Germain-des-Prés, là dove pulsa il cuore di Parigi”. Il suo ristorante.

Per gioco e per scommessa, André Chabanais ha scritto un libro che recita così: “La storia che sto per raccontare inizia con un sorriso e finisce in un piccolo ristorante dal nome promettente, Le Temps des cerises. Si trova a Saint-Germain-des-Prés, là dove pulsa il cuore di Parigi”.

Aurélie e André impareranno che le coincidenze non esistono, e che “il confine tra felicità ed infelicità è molto labile: a volte, la felicità arriva per strane vie traverse”.
Se davvero esistesse una ricetta, sarebbero questi “Gli ingredienti segreti dell’amore”. Nicolas Barreau ci accompagna, tra fragranze di cibo e profumo di vita, in un libro nel libro che culla, accarezza e commuove. Dopo l’ultima riga dell’ultima pagina, una gustosa sorpresa attende i lettori: il Menu D’Amour, con insalata di valeriana; ragout d’agneau; parfait à l’orange; gateaux au chocolat; curry d’agneau à l’indienne.

Buon appetito, dunque. E buona lettura.
Antonia Storace

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