martedì 19 maggio 2015

Recensione di: "Amiche di salvataggio" della scrittrice Alessandra Appiano

In principio fu il nulla. La vibrante assenza di qualunque anelito emotivo. Lo stetoscopio dei sentimenti sembrava dimostrare la prematura dipartita: “Siamo addolorati per la vostra perdita. Abbiamo fatto il possibile, ma non c’è più battito. Il cuore ha dato forfait”. Amen.
Tuttavia, i miracoli esistono, i grattacapi anche, le disgrazie pure e, spesse volte, arrivano dalla direzione opposta rispetto a quella verso la quale lo sguardo si orienta. Succede, allora, che – dopo anni di vuoto cosmico – del tutto inavvertitamente, e senza alcun preavviso, ci s’innamori. Succede anche che, dopo anni di vuoto cosmico, illusioni annacquate, iettature emotive ed esperienze che avrebbero, ma “avrebbero” soltanto (il condizionale è messo servile di fregature cocenti), dovuto insegnarci qualcosa, del tutto consapevolmente, e con ogni sorta di terreno e celeste presagio, ci s’innamori… di Quello Sbagliato.
Quello Sbagliato è una categoria, un ordine preciso cui appartengono esemplari tipici di nota (ma non sempre) e bizzarra (di sicuro) fattura: sessodipendenti, cuccatori da strapazzo, traditori seriali, finti onesti e stronzi molto più che veri.
Il mercato capitalistico dei sentimenti è una landa sciagurata di emozioni al ribasso, amori che si portano addosso il cartellino del prezzo e del compromesso morale, relazioni tristemente somiglianti a palazzi condominiali, camere subaffittate, alloggi provvisori, ingiunzioni e notifiche di sfratto. Da quelli fidanzati a quelli sposati, passando per i conviventi – che si tengono stretta la compagna di rappresentanza, salvo poi cornificarla in tutti i modi che l’umano ingegno possa concepire: la lista di tizi improbabili, emotivamente tossici, psicologicamente deleteri, è lunga quanto una coda di traffico, sull’autostrada del sole, nella canicola estiva di un fine settimana vacanziero. Gagà, tombeur de femme, seduttori patologici – con la straordinaria capacità di farti sentire una pallina, uguale a molte altre, su un pallottoliere da conteggio – manager e uomini d’affari, pettoruti e potenti nei completi sartoriali d’alta moda che vestono, su misura, il loro ego s-misurato, e che pure si ritrovano con le ginocchia di gelatina davanti ad una donna fornita – ma tu guarda – di un cervello pensante.
In questa giostra impazzita di sentimenti tarocchi e amori posticci, l’SOS amiche non resta mai inascoltato. Mi torna alla mente Charlotte York quando, in una puntata del celebre Sex and The City, esclama: “Non ridete, ma forse siamo noi le anime gemelle l’una dell’altra. Lasciamo che gli uomini siano solo quegli straordinari ragazzi carini con i quali divertirsi”. E pare lo sappiano bene Daria, Ilaria, Roberta, Mariana e Danila, protagoniste di “Amiche di salvataggio”. L’autrice, Alessandra Appiano, racconta di come l’amicizia possa rappresentare un patto di mutuo soccorso, sempre pronto ad intervenire in caso di schianti emozionali, crolli d’autostima e ruzzoloni lavorativi. La Appiano descrive la capacità, che le donne intelligenti hanno, di reinventarsi ogni volta, fare fronte comune contro i dolori che scavano solchi profondi, rimettersi in piedi, dritte e tese come fusi – splendenti e fulgide di coraggio e voglia di rivalsa. Perché, ricominciare da se stesse è sempre un ottimo punto di partenza.
“Amiche di salvataggio” ha vinto, nel 2003, il Premio Bancarella. Io, l’ho letto qualche tempo fa. A prestarmelo è stata un’amica… di salvataggio. I libri prestati sono libri diversi dagli altri, perché si portano addosso la storia di chi, prima di noi, li ha tenuti fra le mani. E quella storia la spifferano, come fosse un segreto, attraverso una serie di timidi indizi, che pure ricordano – a ben guardare – la scia di mollichine di Hansel e Gretel: una pagina sgualcita, con gli angoli di carta un po’ ammaccati; un appunto a margine; il biglietto di un treno che ci ha condotte a destinazione, e che adesso sta lì, placido e quieto, tra un foglio e l’altro foglio, a tenere il segno. Un libro prestato somiglia ad un atto di fiducia. È il mormorio leggero di chi ti guarda dritto negli occhi e, tra l’incertezza e la speranza, sembra dire: “Mi fido di te”.
Daria, Ilaria, Roberta, Mariana e Danila, alla fine, ritroveranno loro stesse e incontreranno Quello Giusto.
Quello Giusto è una categoria, un ordine preciso cui appartengono esemplari tipici di rara e pregiatissima fattura. Lo riconosci facilmente: è l’uomo che si infila tra una crepa e l’altra, e la guarisce; tra una toppa e l’altra, e pure gli strappi rende belli; tra un tizio sbagliato ed un altro tizio sbagliato, e ti mostra la differenza; sa fare l’amore con la tua testa e il solletico alle tue paure; non si spertica in promesse di eterna ed immutata felicità, ma combatte dallo stesso lato della barricata e resta saldo quando la vita si fa un po’ carogna; appoggia il suo cuore contro il tuo cuore e si inventa un nuovo battito.
Non smettete di cercare.
Antonia Storace

1 commento:

Ady ha detto...

le iettature emotive mi hanno assolutamente convinto! che belle le tue recensioni, un saluto ady
Ubique Chic
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