martedì 22 gennaio 2013

Se dici Bologna, dici SetUp - Colcuoreinviaggio

La valigia è quasi pronta. Spero d'aver presto tutto: abiti come se piovesse, scarpe che di più non avrei potuto, il pigiamone in pile della mamma - "Là fa la neve. Poi t'ammali!! Le medicine, portati pure le medicine!!" - "Mà, sto partendo per lavoro, non per il fronte. E devo arrivare a Bologna, non in Burundi. Abbi pietà. Tra una settimana sarò di nuovo a casa, e potrò ammalarmi a Napoli, se la cosa ti fa stare più tranquilla"; il mio bagnoschiuma preferito, al profumo di seta e di zenzero, e lo shampoo ultradolce che sa di ciliegie e mandorle dolci; i cornetti rossi contro il malocchio, per Veronica; il libro di Nicolas Barreau, che avevo promesso a Simona; il mio talento per la scrittura. E che Dio m'assista.

Parto per SetUp, una fiera d'arte contemporanea - a cura di Simona Gavioli, Marco Mangani e Alice Zannoni - che, dal 25 al 27 Gennaio, "darà visibilità a gallerie, associazioni culturali, fondazioni, accademie e all'editoria di settore, il cui interesse è rivolto all'arte emergente di qualità. Le stanze ubicate al primo piano dell'Autostazione - sita in via XX Settembre, 6 - saranno abitate temporaneamente da 30 espositori selezionati da un Comitato Scientifico sulla base del progetto presentato".

Ho conosciuto Simona due anni fa. E' stata lei a trovarmi, a trovare il mio blog, a lasciare un commento e a conquistarmi, con la sua intelligenza viva e quell'amore viscerale per l'arte che, oggi come sempre, costituisce l'essenza tutta della sua persona. Ricordo bene la prima volta che ne ho ascoltato la voce, al telefono. Era sera tarda - tempo dopo, avrei capito che, quando si tratta di Simona, non potrebbe essere altrimenti, giacché i suoi ritmi di vita sono rocamboleschi a dir poco - e mi ha sorpresa con un estatico: "Tesoro, che emozione sentirti!!". All'epoca, non immaginavo potesse nascere un'amicizia ed una collaborazione lavorativa. Ma non è forse vero che le cose belle sono generalmente inattese? Quando, lo scorso Maggio, a pochi giorni dal mio compleanno, mi ha chiamata - indovinate a che ora? - proponendomi di scrivere per MyWhere - un esempio di diario post moderno di cui è direttore editoriale - giuro, è stata costretta a ripetermelo tre volte, perché non riuscivo a capire, non mi pareva possibile. Simona è una curatrice indipendente, Presidente e Fondatore dell'Associazione Culturale SpazioBlue, Direttore Artistico del Premio Internazionale di Pittura Zingarelli-Rocca Delle Macie. Ha creduto in me, ed è stato facile abbandonarsi al suo entusiasmo, al suo talento, a quella capacità straordinaria di trasformare i sogni in opportunità. Se provate a chiederle: "E' questa la vita che sognavi da bambina?", fidatevi, vi risponderà: "Si. Mille volte si".

Così - sebbene io preghi San Gennaro e tutti i suoi compari di essere all'altezza del compito - grazie a Simona, e alla sua magnifica squadra, avrò la possibilità di intervistare artisti e curatori, raccontarvi Bologna con i miei occhi, e la mia penna, rendervi partecipi di un evento che si preannuncia essere magnifico, ed abbracciare Veronica, che ho (ri)conosciuto per mezzo di MyWhere, e a cui sto scrivendo - con la calma e la dedizione che si riserva alle cose belle - un post interamente dedicatole, giacchè ha aperto le sue braccia, la sua casa, il suo cuore buono e battagliero, e mi ha lasciata entrare, mi ha cullata, mi ha protetta, mi ha inondata di un affetto tanto genuino, ed incondizionato, da bloccarmi il fiato proprio al centro del petto. Aveva ragione Baricco quando scriveva: "Non si è mai troppo lontani per trovarsi". Io, Veronica, ti ho trovata ed ora, grazie a te, so cosa si prova ad avere una sorella.

Da piccola, sapete, volevo fare la scrittrice, la giornalista, l'inviata di guerra, la volontaria in Africa. Volevo fare la pianista, aprire una cioccolateria, lavorare in una biblioteca e battermi per i diritti civili. Volevo essere un libro ed assomigliare ad Elizabeth Bennett. Volevo respirare l'arte in ogni sua forma, a pieni polmoni; comprare una stella ed una casa in tutti i continenti del mondo. Fare il bagno nell'Oceano e capire se c'è davvero differenza con il mare.
Lo volevo da piccola. E da grande pure.

Restate sintonizzati: vi aggiorno passo passo.

Seguitemi anche su: http://www.mywhere.it/

venerdì 18 gennaio 2013

Grammatica sentimentale

Era facile la vita nei pomeriggi passati ad imparare che due più due fa quattro, e se io ho dieci pastelli, e te ne regalo tre, me ne restano sette. Era semplice la vita quando qualcuno ti insegnava che, dopo il punto, ci vuole sempre la lettera maiuscola; dopo la virgola, invece, si prosegue in minuscolo, e non erano ancora arrivati i due punti, il punto e virgola, i puntini sospensivi, quelli interrogativi ed esclamativi, le parentesi dentro le quali gli adulti ficcano un sacco di cose scomode. Era facile la vita quando completavi cruciverba con le parole: luna, stella, ape, ala, mare, sole, vento. Oppure, ti toccava imparare a memoria filastrocche in cui amore fa sempre rima con cuore. Poi, da grande, capisci che fa rima pure con fegato, milza, polmoni, cervello. Econunsaccodialtrecose. E i due punti servono ad introdurre un discorso diretto: << Non voglio perderti >>, o: << Sei importante per me >>. Così, giusto per fare qualche esempio. E di puntini sospensivi le persone si riempiono la vita. Per questo si lasciano aperte porte e speranze, cuori e finestre… E i punti esclamativi sono tosti, richiedono coraggio. Quelli interrogativi, però, ne esigono persino di più. Perché certe domande son proprio difficili da fare. E allora, la gente preferisce tacere piuttosto che reggere il peso gravoso di una risposta molto diversa da quella in cui sperava.

Da grande, la vita smette di essere facile. Ma cazzo se è bella!! Bella da attraversare, bella da soffrire, bella da volerne raccogliere a piene mani e non esserne mai sazi.


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