domenica 10 febbraio 2013

I pesci non chiudono gli occhi, di Erri De Luca

I pesci non chiudono gli occhi. Mai. Neppure quando baciano. Per non perdersi nulla, non un solo frammento di quel mondo sul quale lo sguardo dell'uomo si posa appena - sfiorandolo - e poi passa oltre, distratto. Incapace di coglierne l'autentica bellezza. Dovremmo tutti imparare dai pesci.

A dieci anni, per la prima volta, puoi scrivere la tua età a cifra doppia. E' un traguardo importante, il momento perfetto in cui aggiungi lo zero accanto all'uno. Somiglia ad una coppia di innamorati.
E ti senti grande nella testa, ma ancora piccino nel corpo. Un corpo di bambino che cessa, improvvisamente, di rappresentarti, perché il Te "di dentro" non corrisponde più a quello "di fuori". Si guardano, i due. Ma non si riconoscono. Così, finisce che te lo trascini appresso, quel corpo, come una zavorra che ti rallenta il passo ed impedisce la corsa, in attesa che il bozzolo si schiuda e nasca l'uomo nella sua interezza.

A dieci anni, su un'isola del Tirreno, tieni - nella tua - la mano di una ragazzina. Ed allora, impari l'incanto, la forza, il senso profondo del verbo "mantenere". E' un bel verbo "mantenere". Il tuo preferito. Assomiglia ad amare, nella sua declinazione all'infinito. Ma l'amore non è un punto di ristoro per i paurosi, e neppure una culla materna per gli inconsapevoli. L'amore non è per i deboli di cuore.

A dieci anni, dormi sotto i castelli di libri di tuo padre ed impari a conoscere il mondo degli adulti dall'interno. Quella strana ipocrisia al contrario che li fa grandi fuori e piccoli dentro. A dieci anni, gli adulti sono la tua perfetta antitesi.

Erri De Luca nasce a Napoli, negli anni 50. Sono anni difficili, figli di una guerra appena conclusa che è - insieme - madre ed aguzzina. Sono anni di cambiamenti radicali, e necessari. Il Parlamento italiano approva l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno; il governo vara la legge Segni, per la riforma agraria, e la nuova legge elettorale, prontamente ribattezzata dall'opposizione "legge truffa". Ma sono anche gli anni in cui Nilla Pizzi vince la prima edizione del Festival di Sanremo, Domenico Modugno canta "Nel blu dipinto di blu", e Fausto Coppi si piazza primo al Tour de France. Fiori all'occhiello di un'Italia
che si scrolla di dosso la polvere delle macerie, e della sconfitta morale, e si rimette in piedi, con quel poco di dignità che ancora le resta.
La sua penna ti trascina, con dolcezza ineluttabile, in quelle storie che sono storie di vita, storie di tutti. Ed ogni pagina ti fa sperare, ardentemente, che ce ne sia un'altra, a seguire. Perché l'ultima riga di un libro assomiglia ad una partenza. E' come salutare un caro amico, vederlo imbarcarsi per un lungo viaggio, sapere che altri occhi, ed altre mani, lo sfioreranno. Eppure, lasciarlo andare con un sorriso - che sembra dire: "ci rivedremo presto" - e con le labbra mimare un silenzioso “grazie”.

6 commenti:

Phiiiibi. ha detto...

Dev'essere proprio bello! ♥

Cristina Nera ha detto...

E' bello il tuo modo di scrivere...vivo, tangibile,gremito; sei un fiume in piena; sei un'anima che nemmeno nel silenzio riuscirebbe a tacere perchè qualcosa di te, continuerebbe comunque a parlare.
Erri de luca, l'umiiltà di un'anima originale e attenta alla vita.
ti lascio una sua poesia: "L'elogio dei piedi"

Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

Marzia_ ha detto...

Mi hai incuriosita..penso che lo leggerò :)

Marzia
mespenseesepars.blogspot.it

Patalice ha detto...

personalmente non amo il genere letterario di De Luca, che conosco perché il mio ex ci andava pazzo...
tu però sei stata veramente brillante

TheSweetColours ha detto...

Interessante post!

Cristina ha detto...

Mi ispira! Vado ad annotarmelo nella mia lista dei desideri di anobii ;)
Grazie :-)